PALERMO. Sulle frequentazioni pericolose di
Fabrizio Miccoli, città e tifosi erano al corrente da tempo; ma a
scatenare lo sdegno di Palermo e dell'intero Paese sono le frasi su
Giovanni Falcone a lui attribuite e intercettate dagli investigatori
durante alcune conversazioni con Mauro Lauricella.
figlio del boss mafioso Antonio: «Quel fango di Falcone»; frase ripetuta in un'altra occasione, quando il bomber pugliese che ha fatto sognare i tifosi rosanero, in auto con Lauricella Jr, ha dato telefonicamente un appuntamento a un amico: «Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone». Un albero che si trova in via Notarbartolo, davanti a quella che fu l'abitazione del giudice ucciso nella strage di Capaci del '92, e luogo simbolo di Palermo.
figlio del boss mafioso Antonio: «Quel fango di Falcone»; frase ripetuta in un'altra occasione, quando il bomber pugliese che ha fatto sognare i tifosi rosanero, in auto con Lauricella Jr, ha dato telefonicamente un appuntamento a un amico: «Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone». Un albero che si trova in via Notarbartolo, davanti a quella che fu l'abitazione del giudice ucciso nella strage di Capaci del '92, e luogo simbolo di Palermo.
Il bomber, che dopo la retrocessione in B non si è
visto rinnovare il contratto, ha anche ricevuto un avviso di garanzia
dalla Procura di Palermo: è accusato di estorsione per aver
commissionato a Mauro Lauricella il recupero - con metodi confacenti al
figlio di un boss - di alcune somme di denaro. E di lui si occuperà
pure la giustizia sportiva: la Federcalcio, infatti, sulla vicenda ha
aperto un'inchiesta. Sempre pronto a scendere in campo nelle partite
del cuore, dando spettacolo nelle sfide con le nazionali dei cantanti o
dei magistrati, da Miccoli - che dedicava i suoi gol a Falcone e
Borsellino - quelle parole non se le sarebbe aspettate nessuno.
Ma le frasi da lui pronunciate nelle scorribande
notturne con i suoi discutibili amici, sono impresse nelle bobine: due
anni fa gli investigatori avevano messo sotto controllo il telefono di
Mauro Lauricella per tentare di catturare il padre, allora latitante e
arrestato nel settembre 2011, ritenuto il boss del quartiere
Kalsa. Miccoli aveva un'idea originale della legalità: la procura
gli contesta anche l'accesso abusivo a un sistema informatico, per aver
convinto il gestore di un centro Tim a fornirgli quattro schede
telefoniche intestate a suoi ignari clienti; una di queste finì nella
disponibilità proprio di Mauro Lauricella. Nel giro delle sue amicizie,
compare pure il nome di Francesco Guttadauro, anche lui incensurato
come Lauricella jr. Guttadauro è il figlio di Filippo, il messaggero
dei pizzini di Bernardo Provenzano ed è nipote del superlatitante
Matteo Messina Denaro.
Giornale di sicilia

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